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Play ReCH: Missione Patrimonio!

Nasce l'app per valorizzare il patrimonio culturale giocando e vince la terza edizione del bando "Welfare che impresa!"

 News pubblicata il 30/07/2019
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“Play ReCH” è la prima app di Urban Game dedicata alla valorizzazione del patrimonio culturale ideata dal collettivo Blam con il supporto scientifico del Dipartimento di Architettura (DiARC) dell'Università Federico II di Napoli.
L’innovativa app ha vinto la terza edizione del bando “Welfare che impresa!”, concorso nazionale per progetti di forte impatto sociale a servizio della comunità, promosso da Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Bracco, Fondazione Snam, UBI Banca e Fondazione con il Sud, con il contributo scientifico di Aiccon, Tiresia e con l’incubazione a cura di PoliHub, Social Fare, G-Factor, Hubble, Campania New Steel (https://welfarecheimpresa.ideatre60.it/).
Ciascun progetto vincitore si è aggiudicato un premio in denaro di 20.000 euro e un finanziamento fino a 50.000 euro a tasso 0% della linea UBI Comunità per soggetti non profit, insieme a un conto non profit online gratuito e un percorso di incubazione/accelerazione della durata di 4 mesi.
A partire dall’acronimo di Reuse of Cultural Heritage (riuso del patrimonio culturale), l’ecosistema Play ReCH mette insieme tecnologia e realtà per far fronte a due grandi esigenze del territorio italiano con una prospettiva internazionale.
Se da una parte l’Italia risulta infatti essere tra i peggiori Paesi al mondo nel valorizzare il proprio patrimonio, dall’altra, i dati parlano di un’allarmante crescita di povertà educativa, in quanto fino al 70% dei giovani italiani non consuma cultura spesso perché trova l’offerta culturale poco attraente o “noiosa”.
L’idea di trasformare le esperienze culturali e creative in missioni coinvolgenti e divertenti che trovano campo di gioco nei luoghi fragili del patrimonio culturale sottoutilizzato, nasce a Salerno dal 2018, quando Blam inizia un processo di riuso adattivo dell’ex chiesa dei Morticelli nel centro storico della città, chiusa da quasi quarant’anni, e riaperta con un percorso partecipato per la realizzazione di un laboratorio urbano creativo.
Il progetto prende il nome di “SSMOLL, San Sebastiano del Monte dei Morti Living Lab”, e cresce grazie ad un’operazione di networking, promossa dal Dipartimento di Architettura (DiARC) dell’Università Federico II di Napoli, che mette insieme il Comune di Salerno, le scuole e le associazioni del territorio salernitano e napoletano. In questa cornice, il gioco emerge come un potente strumento capace di abbattere le barriere facilitando la partecipazione, e migliorando l’engagement dei cittadini in esperienze di valorizzazione del patrimonio uniche, ibride, creative, e divertenti.
Come funzionerà quindi l’app Play ReCH che state realizzando?
«Il funzionamento sarà piuttosto semplice. Dopo aver costruito un profilo personale con avatar personalizzato, il “cittadino-player” potrà trovare ogni giorno missioni da affrontare nella vita reale, insieme ad una community in città. La cosa più interessante è che le esperienze di valorizzazione del patrimonio sono costruite come attività finalizzate alla risoluzione di problemi reali; questo ci consentirà di monitorare costantemente il rapporto tra il patrimonio e l’abitante, di conoscere le esperienze preferite, i luoghi per loro più interessanti, ma soprattutto di poter sperimentare insieme nuove soluzioni creative a problemi urbani legati alla valorizzazione del patrimonio. Al termine della missione, il player rilascerà nell’app feedback, immagini, mappature che nel tempo testimonieranno i focolai accesi in territori e beni culturali finora lontani dai riflettori della città, in termini economici, turistici e di servizi al cittadino. In più, ogni missione conferisce punteggi, competenze e crediti, consentendo al player di vincere premi reali».
Qual è il valore aggiunto di questo ecosistema nascente?
«Certamente quello di sperimentare la gamification nelle metodologie di valorizzazione del patrimonio culturale sotto utilizzati o, provando ad aumentare la monetizzazione di questa miniera italiana attraverso esperienze innovative e coinvolgendo i cittadini in processi collaborativi e creativi che li leghino maggiormente al proprio territorio e alla comunità di appartenenza. In più, il forte impatto sociale a cui miriamo, riguarda il miglioramento della qualità della vita delle persone, strettamente connesso alla loro partecipazione alla vita culturale della città e del patrimonio quale diritto e responsabilità del cittadino per lo sviluppo dell’essere umano e della società (Convenzione di Faro 2005)».
Chi sta lavorando a questo progetto?
«Il team è giovane e forte, come ci piace spesso definirlo, composto in gran parte da donne under 35 e da un core di architetti (dottori di ricerca, dottorandi, laureati e studenti) con differenti competenze. Si aggiungono un financial manager e una digital project manager che sta costruendo in house l’infrastruttura tecnologica. Il team è inoltre supportato da un comitato scientifico, la cui responsabile è la prof. Maria Cerreta, architetto e docente di estimo e valutazione presso il Dipartimento di Architettura (DiARC) dell'Università degli Studi di Napoli Federico II».
Prossimi step?
«Prima di tutto ci stiamo costituendo come impresa sociale. Completeremo poi il percorso di incubazione offerto da “Welfare che impresa!” e contemporaneamente partiremo con la costruzione di una partnership a scala nazionale con enti, amministrazioni, università, scuole, nonché musei, teatri e tutti quei luoghi del patrimonio culturale che vorranno co-progettare missioni capaci di valorizzare il proprio patrimonio accettando la sfida di giocare insieme per rendere il mondo un posto migliore!
Potrete seguire comunque tutto online, sul sito www.blamteam.com oppure alle pagine social Blam»



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