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"Abilitazione Scientifica Nazionale: Considerazioni e Proposte"

 News pubblicata il 31/05/2018
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Fra i criteri che regolano la partecipazione, da parte di Docenti, Ricercatori e Studiosi italiani e stranieri, alle procedure di “Abilitazione Scientifica Nazionale” (ASN) per il conseguimento dell’idoneità a svolgere le funzioni e a ricoprire il ruolo di Professore di I Fascia (Professore Ordinario) e di Professore di II Fascia (Professore Associato), si annovera la presentazione di un numero massimo di 16 e di 12 pubblicazioni scientifiche per i candidati al conseguimento dell’ASN, rispettivamente, in I ed in II Fascia.
Ciò ha prodotto e continua a produrre, inevitabilmente, la partecipazione di migliaia di aspiranti alle succitate procedure di abilitazione - di recente ribattezzata “abilitazione a sportello” per via della possibilità offerta ai candidati di presentare domanda “in qualsivoglia momento” -, con la logica conseguenza di un ingente, se non addirittura gravosissimo, carico di lavoro sulle spalle dei Commissari (tutti appartenenti al ruolo dei Professori di I Fascia) chiamati a valutare i candidati nei rispettivi “settori concorsuali”, questi ultimi strettamente connessi, peraltro, ai relativi “Settori Scientifico-Disciplinari” (SSD). In una situazione del genere, risulta a dir poco arduo comprendere come i 5 Membri di una Commissione Esaminatrice, la quale dovrebbe svolgere ope legis il proprio mandato nell’arco di 24 mesi e su ben 5 “quadrimestri” (vale a dire le “finestre temporali” nel cui ambito gli aspiranti possono presentare le proprie domande di partecipazione), possano leggere con la necessaria calma, attenzione e concentrazione tutti i lavori scientifici (nessuno escluso!) di una così folta “pletora” di candidati, cosa che vale soprattutto per quegli SSD caratterizzati da una numerosità di Docenti, Ricercatori e Studiosi particolarmente elevata.
Perché non “capovolgere” lo schema attuale, prevedendo e concependo un “modello di partecipazione” che preveda la presentazione, ad opera dei candidati, non già di un numero massimo, ma bensì di un numero minimo di pubblicazioni? Non solo, ma perché non richiedere agli aspiranti la sola presentazione di lavori scientifici pubblicati su Riviste “peer-reviewed” ed in cui la candidata/il candidato figuri esclusivamente come “primo”, “secondo”, oppure come “ultimo nome” e/o “corresponding Author”?
Ciò consentirebbe alle Commissioni sia di lavorare in maniera più agevole e serena sia di operare una selezione ben più meritocratica di quanto non avvenga attualmente, vista e considerata, da un lato, l’“esigua numerosità” e, dall’altro lato, l’oltremodo elevata qualità del “campione” (inteso come “segmento della Comunità dei Saperi”) sul quale le stesse si troverebbero ad operare.
Ne deriverebbe altresì, a tutto beneficio delle più che legittime aspettative di progressione di carriera dei “neoabilitati”, un’elevata probabilità che l’ASN dai medesimi conseguita possa esser favorevolmente “messa a frutto” attraverso l’ottenimento di una posizione di Professore di I Fascia o di II Fascia non già nell’arco dei 6 anni di attuale durata dell’ASN, ma bensì entro il quadriennio di durata della stessa disciplinato dalla precedente normativa esistente in materia.
In definitiva, secondo l’opinione di chi scrive, quello appena delineato si configura come un vero e proprio “vizio all’origine” che, nel soddisfare le pur giustificate e legittime ambizioni ed aspettative di uno sparuto stuolo di “eletti”, si traduce di fatto, al contempo, nella totale frustrazione delle parimenti legittime e giustificate aspettative ed ambizioni della foltissima pletora di abilitati che non vedranno mai la propria ASN “convertita” in una posizione permanente di Professore di I o di II Fascia presso questo o quell’altro Ateneo. Parafrasando, è come trovarsi di fronte alla celebre “montagna che ha partorito (il non meno “celebre”) topolino”!
Fra le ulteriori “distorsioni del sistema” che meriterebbero - sempre secondo il sommesso parere di chi scrive - un’opportuna “pausa di riflessione”, vi è anche il fatto che, se da un lato i “papabili” a svolgere le funzioni di “valutatori” dei candidati all’ASN possono esser “sorteggiati” fra i soli Professori di I Fascia ritenuti “idonei” all’uopo (previa valutazione delle rispettive pubblicazioni scientifiche mediante criteri “bibliometrici”), la medesima fattispecie non si ripropone, dall’altro lato, appannaggio degli “abilitati al ruolo di Professori di I Fascia”. Ciò appare difficilmente comprensibile quando si pensi che la valutazione degli “aspiranti all’ASN” esula completamente dalle attività didattiche, di servizio e/o da quelle inquadrabili nella c.d. “terza missione” eventualmente svolte dagli stessi, risultando focalizzata in maniera esclusiva sulle “performances” scientifiche dei singoli candidati. In estrema sintesi, un Professore di I Fascia eleggibile in veste di “Commissario” ed un “abilitato alle funzioni di Professore di I Fascia” dovrebbero esser considerati entrambi pienamente “equipollenti”, in termini di “idoneità scientifica”, ad esercitare le funzioni di “valutatori” nei confronti degli “aspiranti all’ASN” per quello stesso SSD, cosa che per “qualche singolare motivo d’Italica matrice” non avviene (e, con ogni probabilità, mai avverrà!!)!!!
La predisposizione di un siffatto “correttivo in corso d’opera”, oltre a porre rimedio ad una fattispecie che, sempre nell’opinione di chi scrive, si potrebbe configurare come un autentico “vulnus” o, peggio ancora, come una “capitis diminutio” degli “abilitati in I Fascia” nei confronti dei Professori di I Fascia, costituirebbe un autentico “toccasana” anche per quegli SSD che, a motivo della numerosità non particolarmente “consistente” dei Professori Ordinari presenti al proprio interno, si trovano a tutt’oggi a fronteggiare e a gestire con notevoli difficoltà i gravosi impegni derivanti dalla cooptazione dei suddetti Colleghi in seno alle Commissioni Esaminatrici operanti nei rispettivi SSD.
Entrando da ultimo negli specifici “ambiti” verso i quali si rivolge la valutazione che i Commissari sono chiamati ad esprimere nei confronti dei singoli “aspiranti”, mentre si condivide senza la benché minima riserva la “centralità” che la produzione scientifica del candidato dovrebbe assumere (e che di fatto assume, purchè congruente rispetto alle tematiche proprie di quello specifico SSD) nella fattispecie in esame, sembrano tuttavia sussistere fondati motivi per ritenere - ancora secondo il sommesso parere di chi scrive - che un’eccessiva “asimmetria” caratterizzi a tutt’oggi l’attività dei singoli candidati come “Autori” e come “Revisori” di lavori scientifici. Mi spiego meglio: se è vero, com’è vero, che la qualità di una Rivista Scientifica (che potrebbe riassumersi, almeno in parte, nell’“Impact Factor” della stessa) passa in primis attraverso il profilo qualitativo dei manoscritti inviati alla stessa ad opera dei diversi Autori e, nondimeno, attraverso la qualità dell’attività di “referaggio” condotta sui medesimi contributi ad opera dei vari “Reviewers” (spesso “anonimi”) i quali mettono al servizio di questa quantomai nobile causa il proprio tempo e le proprie competenze (gratis et amore Dei, peraltro!), in tutta onestà non si riesce a comprendere il motivo per cui la valutazione di un candidato avvenga pressochè esclusivamente come “Autore” e non già anche come “Revisore” di lavori scientifici! Vi sarà una bella differenza, in termini oggettivi e a parità di produzione scientifica, fra due “ipotetici” candidati all’ASN, l’uno dei quali abbia al proprio attivo la revisione di 2-3 soli manoscritti quando l’altro si trova invece a vantare il “referaggio” di oltre 100 lavori!
In conclusione, si ritiene di aver fornito una serie di spunti di riflessione finalizzati a migliorare la qualità dell’attuale “sistema di valutazione per il conseguimento dell’ASN”, spunti di riflessione che lo scrivente auspica possano trovare adeguati “spazi e tempi di discussione” sia fra i Colleghi appartenenti alla Comunità Accademica e, più in generale, alla Comunità Scientifica del nostro Paese, sia presso i nostri Organi di Rappresentanza (CUN), così come presso l’ANVUR ed il MIUR, una volta che il nuovo Ministro si sarà insediato alla guida del suddetto Dicastero.
 
Giovanni DI GUARDO
DVM, Dipl. ECVP, Professore Associato,
Docente di "Patologia Generale e Fisiopatologia Veterinaria"
Facoltà di Medicina Veterinaria
Università degli Studi di Teramo

 



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